A cura di Dott. Bernardino Albertazzi – Studio Albertazzi Consulenze Legali Ambiente

Il Dott. Bernardino Albertazzi, esperto in consulenze legali nel settore ambientale, descrive e approfondisce la nuova disciplina delle terre da scavo aggiornato attraverso il nuovo D.P.R. del 13 Giugno 2017 n.120.

Il 22 agosto 2017 è entrato in vigore (essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.183 del 07-08-2017) il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 giugno 2017, n. 120 “Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo” . Esso si compone di 31 articoli, suddivisi in 6 Titoli, e di 10 Allegati. In particolare il Titolo II “TERRE E ROCCE DA SCAVO CHE SODDISFANO LA DEFINIZIONE DI SOTTOPRODOTTO” è composto da 4 Capi rispettivamente: “Disposizioni comuni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di piccole dimensioni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA e AIA”.

Il nuovo DPR ha adottato le disposizioni di riordino e di semplificazione della disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell’articolo 8 della legge 11 novembre 2014, n. 164, con particolare riferimento:

  1. alla gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, ai sensi dell’articolo 184-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, provenienti da cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA, compresi quelli finalizzati alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture;
  2. alla disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti;
  3. all’utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  4. alla gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

ABROGAZIONI

Ai sensi dell’articolo 31 il nuovo DPR ha abrogato :

  • il decreto del Ministro dell’ambiente 10 agosto 2012, n. 161 “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo”, che risultava applicabile solo alle terre e rocce da scavo da attività o opere soggette a valutazione d’impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale;
  • l’articolo 184-bis, comma 2-bis, del decreto legislativo 152/2006 e s.m.;
  • gli articoli 41, comma 2 e 41-bis del decreto-legge 21 giugno2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, che risultava applicabile solo alle terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni, come definiti dall’art. 266, comma 7, del decreto legislativo aprile 2006, n. 152.

Il nuovo DPR non si applica: 1) ai rifiuti provenienti direttamente dall’esecuzione di interventi di demolizione di edifici o di altri manufatti preesistenti, la cui gestione è disciplinata ai sensi della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e 2) alle ipotesi disciplinate dall’articolo 109 (Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte) del medesimo decreto.

LA DISCIPLINA TRANSITORIA

L’articolo 27 del DPR ha stabilito che tutti i piani e i progetti di utilizzo già approvati prima della sua entrata in vigore (cioè prima del 22 agosto 2017) restano disciplinati dalla relativa normativa previgente, che si applica anche a tutte le modifiche e agli aggiornamenti dei suddetti piani e progetti intervenuti successivamente all’entrata in vigore del nuovo DPR. Esso dispone che i materiali (così denominati nel DM 161) già esistenti , sono considerati a tutti gli effetti sottoprodotti e legittimamente allocati nei siti di destinazione : a) qualora siano riconducibili alla definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del nuovo DPR, e b) qualora siano stati utilizzati e gestiti in conformità ai progetti di utilizzo approvati ai sensi dell’articolo 186 “Terre e rocce da scavo” del Dlgs 152/2006 (successivamente abrogato) ovvero ai piani di utilizzo approvati ai sensi del DM Ambiente 10 agosto 2012, n. 161. Quid iuris per i materiali a) qualora non siano riconducibili alla definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del nuovo Regolamento, o b) qualora non siano stati utilizzati e gestiti in conformità ai progetti o piani di utilizzo approvati ai sensi delle norme di settore previgenti? La domanda è legittima in quanto il campo di applicazione della nuova norma, cioè la nozione di “terre e rocce da scavo” appare comunque più ristretto di quello delle norme abrogate . Dal tenore della norma si evince che i materiali che non possiedano le caratteristiche definite dal nuovo DPR dovrebbero essere considerati rifiuti e gestiti come tali dalla data di entrata in vigore del DPR.

Restano inoltre disciplinati dalle disposizioni previgenti i progetti per i quali alla data del 22 agosto 2017 sia in corso una procedura ai sensi della normativa previgente. Per tali progetti è fatta comunque salva la facoltà di presentare, entro centottanta giorni dal 22 agosto 2017 (cioè entro il 18 gennaio 2018), il piano di utilizzo di cui all’ articolo 9 o la dichiarazione di cui all’articolo 21 ai fini dell’applicazione delle disposizioni del nuovo DPR. Le disposizioni contenute nell’articolo 24, relative all’ “Utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce escluse dalla disciplina rifiuti” si applicano, su richiesta del proponente, anche alle procedure di VIA già avviate purchè non sia già stato emanato il provvedimento finale. Infine viene affermato che conservano validità le autorizzazioni all’ utilizzo in sito delle terre e rocce da scavo rilasciate in approvazione dei progetti di bonifica di cui all’articolo 242 del Dlgs n. 152.

TERRE E ROCCE DA SCAVO ESCLUSE DALL’AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA SUI RIFIUTI

L’articolo 24 del DPR disciplina l’ utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce escluse dalla disciplina rifiuti in quanto conformi ai requisiti di cui all’articolo 185, comma 1, lettera c), ai sensi del quale l’esclusione riguarda “ il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato”. Il DPR dispone, conformemente al disposto del Dlgs 152/2006, che tali terre e rocce devono essere utilizzate nel sito di produzione e che, fermo restando le disposizioni in materia di matrici materiali di riporto, la non contaminazione è verificata ai sensi dell’allegato 4 (Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche ) del nuovo DPR .

Quest’ultima disposizione non sembra applicativa delle norme di legge di cui all’articolo 185 cit., né dell’ art. 8 , della legge 11 novembre 2014, n. 164 cit., le quali nulla dispongono a tale proposito. Essa introduce un sostanziale appesantimento burocratico-procedurale (che comporterà un importante aumento dei costi) nella gestione delle terre e rocce escluse dalla disciplina rifiuti ai sensi dell’articolo 185, comma 1, lettera c), consistente nell’obbligo della caratterizzazione chimico-fisica per dimostrare il requisito della non contaminazione. Tale obbligo non sussisteva ai sensi delle norme previgenti e, lo si ribadisce, non sembra affatto necessario e sembra invece molto arbitrario in quanto, in molti casi, ben si può provare la non contaminazione di un determinato sito producendo i dati tecnici delle attività di scavo o quelli storici del sito di scavo.