A cura del Geom. Marco Carlo Malaspina – Direttore di Safeonwork S.r.l.s.

Il Regolamento (CE) n. 1907/2006 concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) impone a partire dal 31 maggio 2018 di registrare tutte le sostanze prodotte tra 1 e 100 tonnellate. In questo quadro normativo si cerca di limitare l’utilizzo di sostanze provenienti da paesi fuori dall’Unione Europea nei quali non sono vigenti le nostre stesse regolamentazioni che potrebbero essere dannose per i lavoratori che le utilizzano.

Spesso nelle aule della nostra formazione, i Lavoratori., i loro rappresentanti e gli RSPP, dipendenti e consulenti di tutte quelle aziende che hanno nella propria valutazione dei rischi un rischio chimico o biologico, ci chiedono notizie in merito alla protezione dall’esposizione da agenti chimici e biologici.

Il problema dell’individuazione dei fattori di rischio legati all’esposizione delle sostanze chimiche e biologiche assume un valore fondamentale soprattutto nell’individuazione dei DPI necessari alla protezione dal rischio legato al contatto con le sostanze stesse.

Una prima risposta ai quesiti posti dai discenti, che quotidianamente si trovano a dover indicare delle misure di protezione dal contatto con le sostanze è data dall’etichettatura sui flaconi delle sostanze stesse, cioè tutta quella segnaletica proveniente dal regolamento REACH (1907/2006), che, in sostituzione della vecchia direttiva, 67/548/EEC, classifica le varie sostanze dividendole in pericolose per la salute , e quindi elencandole in base ad un esposizione a fonti di rischio e in pericoli fisici a causa di un effetto dovuto ad un contatto con le medesime.

Pur tuttavia agli operatori del settore della Sicurezza sul Lavoro, è ben noto il problema di dover indicare delle misure di protezione da sostanze che presentano caratteristiche, odori e/o colorazioni, che ad una prima analisi presentano rischi per il lavoratore che entra in contatto con esse.

Spesso per tali sostanze, che sono prodotte in paesi che non adottano il sistema di classificazione REACH non esiste una letteratura (scheda di sicurezza europea contenente i 16 punti Standard), che rappresenterebbe un reale supporto all’individuazione dei DPI corretti di protezione e il conseguente esame di laboratorio per individuare i rischi correlati all’uso di queste sostanze rappresenta un costo molto alto per le aziende utilizzatrici.

Da alcuni anni, la direttiva sull’uso delle sostanze chimiche pericolose sancisce l’obbligo da parte del produttore della sostanza pericolosa, di pubblicare la scheda di sicurezza relativa a tale sostanza, la quale deve necessariamente rispondere ai 16 punti imposti dal Decreto Ministeriale del 07 settembre 2002.

I 16 punti della scheda di sicurezza, cosi come strutturata dal decreto sopra citato, costituiscono un mezzo di informazione prezioso ed insostituibile, per gli operatori professionali, RSPP che hanno il compito di indicare i mezzi di prevenzione e protezione individuali e collettivi dal rischio di contatto e di esposizione agli effetti indesiderati e nocivi provocati da tali sostanze.

Il regolamento REACH ha imposto una data importante per le imprese produttrici di sostanze chimiche pericolose: entro il 31 maggio 2018 dovranno essere registrate tutte le sostanze prodotte o importate in quantitativi compresi tra 1 e 100 tonnellate all’anno

Si tratta di una scadenza importante e improrogabile per le aziende: per il regolamento REACH vige infatti l’imperativo, “no data, no market”, cioè non registrando le sostanze entro questa data e, con la conseguente elaborazione della scheda in 16 punti che diano indicazioni agli utilizzatori sui sistemi e mezzi di prevenzione e protezione che devono essere utilizzati  per evitare o ridurre al massimo il danno a lavoratori e soccorritori in caso di incidente , la sostanza non potrà essere commercializzata.

Questo, è senza dubbio una scadenza importante per le aziende produttrici, visti anche i margini di tempo piuttosto ristretti, ma anche provvedimento importante che garantisce il lavoro dell’utilizzatore finale e del soccorritore in caso di incidente.

Questo è un passo importante verso la “Cultura della Sicurezza”, e verso un mercato regolamentato da normative che garantiscono sia imprese produttrici che utilizzatori finali.

Il provvedimento “no data, non Market”, pur sembrando a prima vista un provvedimento penalizzante per le imprese, è invece un sigillo di qualità, che sbarra il mercato a sostanze di dubbia provenienza i cui effetti sulla salute del Lavoratore e sull’ambiente, rischiano di non essere noti e quindi non immediatamente contenibili con una corretta azione di prevenzione e/o di protezione.

La questione, vista poi dal punto di vista del formatore, è ancora più urgente: è importante per la Formazione in Sicurezza sul Lavoro poter contare su una letteratura scientifica proveniente da esperienze lavorative e da risultanze di laboratorio  circa gli effetti conclamati delle sostanze e preparati pericolosi sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. Tale letteratura, non può chiaramente prescindere dalla pubblicazione da parte del produttore dei dati da riportare sulle schede di sicurezza.